Il presidente chiama gli omosessuali «parassiti»
Il presidente del Gambia chiama gli omosessuali «parassiti» e vuole combatterli come le zanzare della malaria. Il mondo è sgomento.
Il 18 febbraio 2014 il Gambia celebrava il quarantanovesimo anniversario della sua indipendenza dalla Gran Bretagna. Il presidente Yahya Jammeh usò il discorso per un attacco che suscitò sgomento in tutto il mondo. Gli omosessuali erano «parassiti», dichiarò nella capitale Banjul. Li si sarebbe combattuti come le zanzare che trasmettono la malaria, se non in modo ancora più aggressivo.
E non era tutto. Per lui la sigla LGBT significava solo lebbra, gonorrea, batteri e tubercolosi, cioè cose dannose per l’umanità. Il Gambia avrebbe rifiutato ogni aiuto straniero vincolato a diritti per le minoranze sessuali.
Jammeh era al potere da un colpo di Stato militare nel 1994 ed era famigerato per simili sfuriate. Pochi mesi prima aveva dichiarato davanti all’Assemblea generale dell’ONU che l’omosessualità era una delle più grandi minacce per l’umanità. Il discorso cadeva inoltre in un periodo in cui anche Uganda e Nigeria inasprivano pesantemente le loro leggi contro le persone queer.
Le critiche arrivarono rapide. Già il giorno dopo il segretario di Stato americano John Kerry si disse «profondamente turbato». Tutte le persone dovevano poter vivere libere da discriminazioni, anche riguardo al loro orientamento sessuale. La comunità internazionale doveva chiarire che simili affermazioni erano inaccettabili.
Il Gambia non si lasciò impressionare. Nello stesso anno il Parlamento approvò una legge che prevedeva l’ergastolo per la cosiddetta «omosessualità aggravata». Già prima per gli atti tra persone dello stesso sesso si rischiavano fino a quattordici anni di carcere.
Il potere del presidente finì solo dopo oltre due decenni. Alla fine del 2016 Jammeh perse le elezioni e poche settimane dopo andò in esilio. Per le persone queer del Gambia, però, il cambio al potere non portò alcuna liberazione. Le norme penali restarono in vigore.