La diva che si ribellò all’AIDS
Glamour, scandali, otto matrimoni. Ma il ruolo più importante Elizabeth Taylor lo ebbe nella lotta contro l’AIDS.
Il 27 febbraio 1932 nacque a Londra Elizabeth Taylor. I suoi genitori erano americani, e poco prima dell’inizio della guerra la famiglia si trasferì a Los Angeles. Lì la bambina dagli occhi straordinari divenne presto una star bambina e poi una delle più grandi dive di Hollywood. Due Oscar, otto matrimoni, gioielli leggendari: della sua vita si scriveva comunque continuamente.
Il suo ruolo più importante Taylor lo ebbe però lontano dallo schermo. A metà degli anni Ottanta l’AIDS si diffondeva, e con la malattia la paura. Le persone colpite, soprattutto uomini gay, venivano evitate ed emarginate. La politica guardò a lungo dall’altra parte. Il presidente Ronald Reagan, lui stesso ex attore, tacque sul tema vistosamente a lungo.
Taylor fece il contrario. Nel 1985 si seppe che il suo caro amico Rock Hudson, suo partner nel film «Il gigante», era malato di AIDS. Morì nello stesso anno. Taylor usò la sua fama per raccogliere fondi e attenzione. Fu tra le fondatrici della fondazione americana per la ricerca sull’AIDS amfAR e ne divenne la prima presidente. Parlò davanti a una commissione del Senato americano, organizzò gala di beneficenza e si schierò pubblicamente accanto ai malati, quando molti non volevano nemmeno stringere loro la mano.
Il suo impegno era allora considerato un vero rischio per la carriera. Taylor non si lasciò distogliere. Nel 1991 fondò inoltre una propria fondazione, che sostiene direttamente le persone con HIV ed esiste ancora oggi.
Per il suo impegno ricevette l’Oscar umanitario onorario, e in seguito la regina Elisabetta II la nominò Dame. Elizabeth Taylor morì nel marzo 2011 a Los Angeles. Come icona del cinema resta indimenticabile. Ma per molti nella comunità queer il suo vero lascito è un altro: ha guardato quando altri distoglievano lo sguardo.