Karlsruhe apre l’adozione successiva
Una sentenza di Karlsruhe permise ai partner di unione civile di adottare anche il figlio adottivo del partner.
Il 19 febbraio 2013 la Corte costituzionale federale di Karlsruhe pronunciò una sentenza che fece una differenza tangibile per molte famiglie arcobaleno in Germania. Il primo senato dichiarò incostituzionale il divieto della cosiddetta adozione successiva da parte di partner in unione registrata.
Dietro il termine tecnico si cela una domanda semplice. Una donna può adottare il bambino che la sua partner ha già adottato in precedenza? Per i figli biologici era possibile dal 2005, si parla di adozione del figliastro. Per i figli adottivi invece la porta restava chiusa. Alle coppie sposate erano aperte entrambe le possibilità.
Il procedimento era stato avviato tra gli altri da una medica di Münster. La sua partner di lunga data aveva adottato una bambina, e la medica voleva diventare madre anche giuridicamente. I tribunali la respinsero. Arrivò fino a Karlsruhe.
Lì i giudici non accolsero gli argomenti del legislatore. L’unione registrata è altrettanto pensata per durare e segnata da una responsabilità vincolante quanto il matrimonio. Il timore che crescere con due madri o due padri danneggi un bambino fu respinto dalla grande maggioranza degli esperti ascoltati. Al contrario: una seconda genitorialità giuridica rafforza il bambino, per esempio in materia di mantenimento, di successione o in caso di separazione della coppia.
Il legislatore ebbe tempo fino alla fine di giugno 2014. Perché le famiglie interessate non dovessero aspettare, la Corte dispose che l’adozione successiva fosse possibile da subito. Nel maggio 2014 il Bundestag recepì la sentenza, ma si limitò allo stretto necessario. L’adozione congiunta di un bambino da parte di due partner restò vietata.
Di fatto le coppie dello stesso sesso potevano così adottare un bambino insieme, solo uno dopo l’altro. La deviazione mostrava quanto poco la disparità di trattamento fosse ancora giustificabile. La piena parità nel diritto di adozione arrivò solo con il matrimonio egualitario nel 2017.