«Sono gay, non possono entrare»
Il Parlamento di Panamá voleva vietare il matrimonio egualitario nella Costituzione. La resistenza fu più forte.
Il 29 ottobre 2019 il deputato Jairo «Bolota» Salazar sbarrò a un gruppo di manifestanti l’accesso all’Assemblea nazionale a Città di Panamá. La sua motivazione era esplicita: «Sono gay, non possono entrare.» La frase finì rapidamente sui giornali e divenne il simbolo di uno scontro che tenne occupato Panamá per settimane.
Al centro c’era un ampio pacchetto di riforme costituzionali che il presidente Laurentino Cortizo aveva presentato poco dopo il suo insediamento. Durante l’esame parlamentare i deputati aggiunsero una disposizione controversa: lo Stato avrebbe dovuto riconoscere esplicitamente solo il matrimonio tra uomo e donna. A fine ottobre il pacchetto superò un primo turno di voto. Prima che potesse entrare in vigore sarebbero stati necessari ulteriori dibattiti e un referendum.
Il diritto di famiglia panamense negava già il matrimonio alle coppie dello stesso sesso. La nuova disposizione avrebbe inoltre ancorato questa esclusione nella Costituzione. Eppure solo l’anno prima la Corte interamericana dei diritti umani aveva invitato gli Stati della regione alla parità giuridica delle coppie dello stesso sesso.
Contro la riforma si formò rapidamente un ampio movimento di protesta. Oltre alle persone queer scesero in piazza studenti, gruppi per i diritti umani e molti altri giovani. La loro opposizione era rivolta anche ad altre parti controverse del pacchetto. La polizia represse duramente le proteste e arrestò circa cento persone.
All’inizio di novembre Cortizo reagì alla pressione crescente. Raccomandò di ritirare le modifiche più contestate, tra cui la limitazione del matrimonio a uomo e donna. Salazar si scusò per le sue parole. L’articolo costituzionale previsto fu abbandonato.
La parità giuridica comunque non arrivò. Quattro anni dopo la Corte suprema di Panamá stabilì che dalla Costituzione non si poteva dedurre alcun diritto al matrimonio egualitario. Le proteste del 2019 avevano però mostrato che l’impegno per i diritti queer poteva trovare sostegno ben oltre la propria comunità.