Il primo Coming Out Day
Keith Haring disegnò il logo, diciotto Stati aderirono: così nacque il Coming Out Day.
L’11 ottobre 1988 negli Stati Uniti fu celebrato per la prima volta il National Coming Out Day. La data ricordava un evento di un anno prima: centinaia di migliaia di persone erano scese in piazza a Washington per i diritti di lesbiche e gay. Sul National Mall era stato allora steso per la prima volta anche l’AIDS Quilt, un gigantesco memoriale di stoffa in ricordo dei morti dell’epidemia.
La giornata fu ideata da due persone con esperienze diverse. Lo psicologo Robert Eichberg, del New Mexico, conduceva workshop di sviluppo personale. Jean O’Leary, cresciuta a Cleveland, era un’attivista lesbica di lunga data e guidava l’organizzazione National Gay Rights Advocates. Condividevano una convinzione: il silenzio favorisce l’omofobia. Chi sa che la propria sorella, un collega o il vicino è queer fatica di più a mantenere i propri pregiudizi.
L’iniziativa nacque in un periodo di lutto e di rabbia. L’AIDS costava la vita a innumerevoli uomini gay. Gli attivisti accusavano il governo di Ronald Reagan di ignorare la crisi. In quelle circostanze dichiarare apertamente il proprio orientamento sessuale era anche un atto politico.
Keith Haring creò il logo: una figura che esce simbolicamente dall’armadio. Il motivo divenne un’icona del movimento. Già nel primo anno aderirono diciotto Stati e numerose città. Due anni dopo la giornata era celebrata in tutti i cinquanta Stati e in sette Paesi. Dopo lo scioglimento dell’associazione di O’Leary, nel 1993 l’organizzazione passò alla Human Rights Campaign.
Robert Eichberg poté seguire lo sviluppo della sua iniziativa solo per pochi anni. Morì di AIDS nel 1995. La giornata da lui cofondata è oggi conosciuta ben oltre gli Stati Uniti. Per molte persone il coming out resta un passo che richiede coraggio, e che nel corso della vita si compie sempre di nuovo.