Oggi mi sento un po’ omosessuale
In malattia perché ci si sentiva omosessuali: come la Svezia abolì la diagnosi nel 1979.
Il 19 ottobre 1979 l’autorità sanitaria svedese Socialstyrelsen cancellò l’omosessualità dal suo elenco delle malattie. Si concludeva così una classificazione ufficiale contro cui le persone interessate si battevano da anni.
L’amore tra persone dello stesso sesso in Svezia non era più punibile da trentacinque anni. Ma continuava a essere considerato una malattia. Chi viveva apertamente la propria omosessualità doveva aspettarsi di essere dichiarato un caso clinico. I cosiddetti trattamenti potevano arrivare fino al ricovero in un istituto. Dall’inizio degli anni Settanta l’associazione RFSL cercava di ottenerne la cancellazione con lettere, istanze e colloqui. Dapprima senza successo.
Alla fine di agosto del 1979 attiviste e attivisti scelsero un’altra strada. Durante l’annuale settimana della liberazione, una trentina di loro occuparono la tromba delle scale dell’autorità a Stoccolma. Srotolarono striscioni e si prepararono a restare anche una settimana, se necessario. Per tutelarsi sul posto di lavoro, alcuni si diedero malati presso la cassa malati. La loro motivazione: oggi si sentivano un po’ omosessuali. Una donna dello Småland ottenne davvero l’indennità di malattia.
In seguito quelle telefonate divennero leggenda. Spesso la storia viene raccontata come se mezza Svezia si fosse data malata per omosessualità. In realtà si trattò solo di poche persone. Le telefonate accompagnarono l’occupazione e permisero ad alcuni di parteciparvi.
Arrivò la polizia, ma non intervenne. Scese invece nella tromba delle scale Barbro Westerholm, che aveva assunto la direzione dell’autorità solo pochi mesi prima. Si sedette con i manifestanti, li ascoltò e diede loro ragione: l’omosessualità non doveva stare in un elenco di malattie.
Sette settimane dopo la voce fu cancellata. Formalmente era una modifica in un registro. Per le persone interessate significava che lo Stato non le dichiarava più malate solo a causa della loro omosessualità. L’Organizzazione mondiale della sanità compì questo passo solo undici anni dopo.