L’attentato davanti al Tepláreň
Spari mortali davanti a un bar queer di Bratislava: gli inquirenti parlarono poi di terrorismo.
La sera del 12 ottobre 2022 risuonarono degli spari nella via Zámocká, ai piedi del castello di Bratislava. Uno studente diciannovenne aveva atteso davanti al Tepláreň, uno dei pochi bar queer della capitale slovacca. Uccise due giovani clienti e ferì una cameriera a una gamba. Non conosceva le persone contro cui sparò.
Poco prima l’autore aveva pubblicato un lungo manifesto pieno di antisemitismo, razzismo e odio verso le persone queer. Secondo ricercatori del Centro per la ricerca sull’estremismo di Oslo, aveva cercato inizialmente obiettivi ebraici prima di prendere di mira il bar. In seguito si vantò del gesto su Internet. La mattina dopo la polizia lo trovò morto; si era tolto la vita. Più tardi gli inquirenti classificarono l’attacco come attentato terroristico.
Per la comunità queer non fu un’esplosione di violenza del tutto inattesa. Il proprietario del bar, Roman Samotný, raccontò di anni di ostilità e della paura di un attacco simile. Solo una settimana prima il Parlamento aveva votato su un divieto della bandiera arcobaleno sugli edifici pubblici. La proposta era stata respinta, ma oltre cinquanta deputati presenti non avevano nemmeno partecipato al voto.
Due giorni dopo l’attentato migliaia di persone scesero in piazza a Bratislava. La presidente Zuzana Čaputová chiese pubblicamente scusa per il fatto che le persone queer non potessero sentirsi al sicuro nel proprio Paese. Esortò la politica a opporsi all’odio.
I cambiamenti politici però rimasero in gran parte assenti. Appena una settimana dopo il Parlamento respinse una proposta per introdurre le unioni registrate. La Slovacchia era allora uno dei sei Stati dell’UE in cui questa possibilità restava negata alle coppie dello stesso sesso. L’attentato al Tepláreň ricorda quali conseguenze possano avere l’odio e l’istigazione.